STAI LEGGENDO MILAZZO 24. Il futuro dell’ex area Montecatini, nei pressi dell’ex stazione ferroviaria di Milazzo, ha fatto tappa al Senato. Nel corso di un intervento dell’architetto Giancarlo Zema è stato presentato il render dell’Augusto Innovation Hub, il progetto di rigenerazione urbana che punta a trasformare circa 47mila metri quadrati dell’ex zona industriale Montecatini — storicamente occupata da una fabbrica di fertilizzanti — in un nuovo polo dedicato all’innovazione.
L’iniziativa nasce dall’idea di un team di imprenditori guidato da Fabrizio Crimi, presidente di Augusto Innovation Hub Srl. Come già emerso in precedenti approfondimenti dedicati al progetto, alla guida dell’iniziativa figurano anche Jacques Maria Martelli in qualità di amministratore delegato, Corrado Camilla come chief operating officer e Federico Gariboldi come direttore creativo, mentre la visione architettonica complessiva porta la firma dello stesso Zema.
Il progetto prevede un investimento complessivo da 100 milioni di euro e punta a realizzare un ecosistema integrato dedicato alla produzione cinematografica digitale, alla virtual production, ai contenuti immersivi, allo sviluppo di applicazioni di intelligenza artificiale, alla conservazione digitale, alla formazione specializzata e alla ricerca biotecnologica. Il polo dovrebbe ospitare anche un’università dedicata ai mestieri del cinema e della creatività digitale, con un campus per circa 1000 studenti, oltre a un’area dedicata al sound design intitolata al compositore e direttore d’orchestra Augusto Martelli.

Alla presentazione romana, però, il progetto ha mostrato un altro tassello, finora meno esplorato: quello energetico. «Dove prima c’era una fabbrica di fertilizzanti — ha spiegato Zema, Ceo della Giancarlo Zema Design Group — nascerà una nuova fabbrica capace di fertilizzare idee e progetti». Una metafora che l’architetto ha usato per sintetizzare la filosofia dell’intervento: non un semplice recupero edilizio, ma una trasformazione dell’area attraverso tecnologie energetiche avanzate, secondo un modello che i progettisti definiscono potenzialmente replicabile in altri contesti.
Il cuore tecnologico dell’operazione è la geotermia a bassa entalpia, sviluppata attraverso una partnership strategica con l’americana Rob Rockfeller Standard Carbon. Il sistema illustrato da Zema prevede un impianto a profondità comprese indicativamente tra 700 e 1.000 metri, con circuito chiuso e incamiciato: i fluidi utilizzati per lo scambio termico restano confinati all’interno del sistema, senza entrare in contatto con gli strati più profondi del sottosuolo. La tecnologia consentirebbe di sfruttare il calore terrestre a temperature comprese tra 80 e 120 gradi, garantendo una fonte energetica continuativa, attiva 24 ore su 24 e non condizionata dal meteo — una caratteristica che, nelle intenzioni dei progettisti, potrebbe rendere il modello interessante anche per altri insediamenti ad alto consumo energetico, dai data center alle strutture industriali.

Il primo impianto previsto per l’hub avrà una potenza di circa 400 kW, con una configurazione pensata per essere ampliata progressivamente insieme alla crescita del complesso: la scalabilità energetica, spiegano i promotori, è pensata per integrarsi nella stessa strategia di sviluppo dell’area, così che la produzione di energia diventi parte integrante del progetto architettonico e della sua sostenibilità, superando il tradizionale concetto di recupero di un sito industriale dismesso.
Il progetto, va ricordato, si inserisce in un percorso avviato da tempo: i lavori strutturali erano stati approvati dalla giunta comunale di Milazzo e formalizzati in un protocollo d’intesa con il sindaco Pippo Midili, il Gruppo Franza e il Gruppo Augusto. La tappa al Senato conferma ora l’ambizione dell’iniziativa di uscire dai confini locali per collocarsi in un dibattito nazionale sulla rigenerazione urbana e sulla transizione energetica del Mezzogiorno.


Mizzica puru l’elicotteru chi ci gira i supra.