Dillo a Milazzo 24. «La scuola riapre. La mensa no». A Milazzo le famiglie si arrangiano fino a ottobre

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DILLO A MILAZZO 24. Una lettrice lamenta i ritardi con cui comincia il servizio di refezione scolastica negli istituti di Milazzo. Il servizio di refezione inizierà il 12 ottobre. Nel 2025 era partito il 13, nel 2024 il 7, nel 2023 il 16. Una storia che va avanti da anni. «Per chi lavora e ha figli a tempo pieno, il problema comincia già a fine maggio» scrive. Ecco il testo.

A Milazzo c’è un periodo dell’anno che sui calendari ufficiali non ha un nome. Comincia a fine maggio, quando finisce la mensa scolastica. Termina ad ottobre, quando la mensa ricomincia. Nel mezzo ci sono più di quattro mesi e, per molte famiglie, sono quattro mesi di nonni, ferie alternate, permessi, centri estivi, babysitter, favori, telefonate e incastri.

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Poi arriva settembre. Riaprono le scuole e uno potrebbe pensare: finalmente si torna alla normalità. Non proprio. Quest’anno la scuola in Sicilia comincia il 15 settembre. A Milazzo il servizio di refezione partirà lunedì 12 ottobre. Nell’avviso pubblicato dal Comune c’è anche una piccola precisazione: “salvo eventuali differimenti”. Quasi un altro mese da coprire. Per una famiglia in cui entrambi i genitori lavorano, quel mese pesa. Per chi ha scelto una sezione a tempo pieno proprio perché lavora, pesa ancora di più.

Il punto è che il 12 ottobre 2026 non sembra un incidente. Prendiamo gli ultimi cinque anni. Nel 2022 il Comune annunciò l’attivazione della mensa dal 3 ottobre. Nel 2023 si cominciò il 16 ottobre. Nel 2024, il 7 ottobre. Nel 2025, il 13 ottobre. Quest’anno, 12 ottobre.

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Cinque anni, cinque partenze ad ottobre. A questo punto la domanda cambia. Non dobbiamo più chiederci che cosa sia andato storto quest’anno. Dobbiamo capire perché ad ottobre si arrivi ogni anno. Perché una città di circa trentamila abitanti non riesce a fare in modo che l’apertura della mensa segua quella delle scuole? Che cosa succede tra giugno e settembre? C’è un problema con gli appalti? Con le iscrizioni? Con il personale? Con lo scodellamento? Con l’organizzazione degli istituti? Oppure il 12 ottobre è semplicemente la data che il Comune considera ormai normale? Abbiamo chiesto spiegazioni all’amministrazione.

“Mensa scolastica” può sembrare una questione piuttosto piccola. Un primo, un secondo, la frutta. Un servizio accessorio. Per molte famiglie significa invece orario scolastico. Senza mensa, il tempo pieno non funziona come dovrebbe. E per un genitore che alle 13 deve essere al lavoro non fa molta differenza sapere che, formalmente, la scuola è ricominciata.

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Il problema è chi va a prendere il bambino, chi rimane con lui fino alle cinque, chi prepara il pranzo, chi rinuncia a un turno, chi usa un giorno di ferie, chi telefona ai nonni, chi paga qualcuno. È questo il pezzo della storia che sparisce facilmente dietro parole come “refezione”, “procedura”, “utenza” e “avvio del servizio”. Dietro ogni giorno di mensa che manca ci sono famiglie che devono organizzarlo.

A Milazzo la mensa termina prima di giugno. Quindi l’incastro non parte con le vacanze estive. Parte quando i bambini stanno ancora andando a scuola. Da quel momento il tempo pieno perde uno dei servizi che lo rende possibile. Poi finisce l’anno scolastico e comincia l’estate vera.

Nel 2026 il Comune ha ricevuto 34.268 euro di finanziamento statale per attività educative e ricreative. Presentando il finanziamento, l’amministrazione ha scritto che queste risorse servono anche a sostenere le famiglie nella “conciliazione tra tempi di vita e di lavoro”. Il Centro Estivo comunale organizzato quest’anno è stato previsto nel mese di agosto, dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 13, per bambini dai 6 ai 12 anni. Il Comune ha previsto anche contributi per famiglie che utilizzano altri centri e servizi socioeducativi.

Un aiuto, certamente. Resta però una domanda molto concreta: come fa una famiglia con due genitori che lavorano otto ore al giorno? Il problema ricompare a settembre. Questa volta la scuola c’è. La mensa ancora no. E così la stagione degli incastri continua.

Bisogna tornare indietro di quasi dieci anni per capire quanto questa storia sia vecchia. È il 5 gennaio 2017. Siamo dopo Natale e la mensa scolastica a Milazzo ancora non è partita. Tre consiglieri comunali di opposizione attaccano l’amministrazione Formica. Dicono che il ritardo non è più accettabile e chiedono che il Comune cominci ad organizzarsi “fin da subito” per garantire il servizio nell’anno successivo.

L’assessore Salvo Presti replica spiegando le difficoltà finanziarie dell’ente e i problemi con gli stanziamenti disponibili. Erano altri tempi, un altro sindaco, un’altra amministrazione. Ed è giusto ricordarlo, perché il ritardo della mensa scolastica non nasce con Pippo Midili. È un vecchio problema di Milazzo. La domanda per l’amministrazione attuale è un’altra: perché, dopo tanti anni, continua ad esserlo?

Nel 2018 andò ancora peggio. La prima gara per il servizio era andata deserta. La seconda era stata espletata, secondo quanto riportato all’epoca, quasi due mesi prima dell’avvio effettivo. La mensa cominciò il 3 dicembre e durò fino al 21 dicembre. Quindici giorni di servizio prima delle vacanze di Natale.

Oggi Milazzo apriva l’articolo con una frase piuttosto eloquente: “Sembra una presa in giro”. Il Comune spiegava che, per ragioni di bilancio, non era possibile affidare il servizio per l’intero anno scolastico. Sono passati otto anni. Oggi non siamo a dicembre. Siamo ad ottobre. È certamente meglio. Resta difficile considerare soddisfacente un sistema nel quale l’inizio ad ottobre si ripete con una precisione quasi da calendario.

L’avviso 2026 è stato pubblicato il 15 settembre, lo stesso giorno indicato dal calendario regionale per l’inizio delle lezioni. Quel giorno le famiglie hanno saputo ufficialmente che avrebbero dovuto aspettare il 12 ottobre.

Abbiamo quindi chiesto al Comune di Milazzo di spiegare quale passaggio impedisca l’avvio anticipato. Abbiamo chiesto se il problema dipenda dalle iscrizioni, dall’affidamento del servizio, dal personale, dallo scodellamento o da altri aspetti organizzativi. E abbiamo chiesto una cosa ancora più semplice: il Comune considera normale che la mensa inizi ad ottobre?

Perché c’è una differenza importante tra un ritardo e una programmazione. Un ritardo è qualcosa che avviene occasionalmente. Quando la stessa cosa succede nel 2022, nel 2023, nel 2024, nel 2025 e nel 2026, vale la pena capire se si possa ancora chiamare così.

“Conciliare vita e lavoro”: è una formula che compare spesso nei documenti pubblici. Suona bene. Per molte famiglie significa qualcosa di molto meno elegante. Significa guardare il calendario con il proprio compagno o la propria compagna e contare i giorni. “Questa settimana puoi prenderli tu?”, “Martedì chiedo a mia madre”, “Ad agosto c’è il centro estivo”, “A settembre come facciamo?”, “Quando comincia la mensa?”.

A Milazzo, quest’anno, la risposta all’ultima domanda è: 12 ottobre. Quando finalmente la mensa partirà, per chi utilizza il tempo pieno comincerà quella che in molte famiglie viene considerata la normale organizzazione dell’anno scolastico. Poi passeranno alcuni mesi. Arriverà maggio. E si ricomincerà.

Per capire perché questo accada con tanta regolarità, abbiamo scritto agli uffici comunali competenti e chiesto chiarimenti all’amministrazione: perché la mensa parte quasi sempre ad ottobre? Qual è il passaggio che impedisce di avviarla insieme alla scuola? Il problema riguarda le iscrizioni, l’appalto, il personale, lo scodellamento o altro? E soprattutto: il Comune considera normale questa tempistica?

Al momento della pubblicazione di questo articolo, nessuno ha risposto alle nostre domande.

La risposta, se arriverà, verrà naturalmente aggiunta.

Nel frattempo resta un fatto molto semplice: anche quest’anno le scuole hanno riaperto a settembre e la mensa arriverà quasi un mese dopo. Per molte famiglie milazzesi la stagione degli incastri, cominciata prima dell’estate, finirà soltanto il 12 ottobre.

Sempre che non ci siano, come recita l’avviso comunale, “eventuali differimenti”.

Alice Pavese

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Annagrazia
Annagrazia
1 giorno fa

Le scuole non sono parcheggi dove lasciare i propri figli un’intera giornata. Hanno bisogno di stare a casa con i propri genitori, sentire il calore della propria famiglia e avere la possibilità di dialogare con loro. Ritornando a casa a fine giornata sono stanchi e ognuno si isola per fatti suoi.

Angela
Angela
1 giorno fa
Rispondi a  Annagrazia

Cara signora, probabilmente lei non ha orari di lavoro da rispettare. Mi creda se le dico che accompagnando i miei nipotini a scuola vedo gia’ davanti scuola le mamme che ” parlano” fra di loro tutte.col telefonino in mano come anche i loro bambini. Se questo e’ stare coi figli

Alice
Alice
1 giorno fa
Rispondi a  Annagrazia

Annagrazia, se ha figli, posso chiederle che lavoro fa? Io lavoro in un ufficio tutta la settimana e se i miei figli tornassero a casa per pranzo non sentirebbero “il calore della propria famiglia”, principalmente perché a quell’ora la casa è vuota, io e mio marito siamo al lavoro.

Franco
Franco
1 giorno fa

Esatto, io farei una domanda ancora più specifica: perché non viene fatto una gara d’appalto pluriennale? Forse forse perché altrimenti la procedura sarebbe “diversa”?

Giovannino
Giovannino
13 ore fa

Forse serve qualche altro ” esperto ” a pagamento!!!!

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