STAI LEGGENDO MILAZZO 24. Centonovantotto telefonate. Una dopo l’altra. Nel silenzio. È questo il numero che racconta meglio di qualsiasi statistica il calvario vissuto da una donna di Milazzo affetta da una patologia oncologica e in cura, lasciata per ore senza assistenza sanitaria.
Tra il 19 e il 21 dicembre 2025 la donna, che per lavoro si trovava a Palermo, è stata colpita da febbre alta persistente e dolore toracico. Sintomi che, per una paziente oncologica, non possono essere ignorati. Eppure, quando ha cercato aiuto, il sistema sanitario pubblico non ha risposto.
La Continuità Assistenziale – l’ex guardia medica, servizio essenziale del Servizio Sanitario Nazionale – è risultata di fatto irraggiungibile. Le chiamate si susseguono, i telefoni squillano a vuoto. In alcuni rarissimi casi qualcuno risponde, ma da sedi non competenti, scaricando la responsabilità su altre postazioni in un rimpallo surreale. Nessuna presa in carico, nessuna indicazione chiara, nessuna tutela.
Solo dopo 53 chiamate alla sede territorialmente competente, alle 02:51 della notte del 21 dicembre, la donna riesce finalmente a parlare con un medico e ad ottenere, con estrema difficoltà, una visita domiciliare. Ore e ore di attesa, con la febbre che non scende e la paura che cresce. Un’attesa che, per chi è fragile, può fare la differenza tra la vita e la morte.
Il caso è finito in Parlamento grazie a un’interrogazione urgente presentata dal deputato regionale del movimento Controcorrente, Ismaele La Vardera, che ha chiesto conto al Presidente della Regione Siciliana e all’Assessore alla Salute delle gravi criticità del servizio di Continuità Assistenziale nel territorio di Palermo. Nell’atto si parla apertamente di violazione del diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione e di mancato rispetto dei livelli essenziali di assistenza.


