Il gup Giuseppe Sidoti ha disposto il rinvio a giudizio per l’imprenditore messinese Nunzio Scozzafava, 74 anni, e per Carmelo Bellinvia, 61 anni, entrambi coinvolti nel crac di cinque società della grande distribuzione. Il processo si aprirà a gennaio davanti al Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto.
È stato invece prosciolto il figlio di Scozzafava, Augusto, 35 anni, per il quale non sono emerse prove di un ruolo gestionale effettivo nelle aziende fallite.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Barcellona diretta da Giuseppe Verzera e seguita dalla pm Emanuela Scali, riguarda il dissesto di cinque società riconducibili al gruppo Scozzafava: Esse Quattro srl (Centro Convenienza), Industrie Domino srl, Pelka Distribuzione srl, Gds Group spa e Centro Servizi Sud srl.
Agli imputati vengono contestati, a vario titolo, i reati di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale, bancarotta preferenziale, false comunicazioni sociali e aggravamento doloso del dissesto.
Secondo l’accusa, Scozzafava e Bellinvia avrebbero distratto milioni di euro, alterato i bilanci e favorito alcuni creditori a scapito di altri. La Procura stima oltre 4,5 milioni di euro di somme dissipate per Esse Quattro e oltre 16 milioni per Pelka Distribuzione. La curatela fallimentare, rappresentata dall’avvocato Filippo Bisognano e dall’avvocato Antonino Maio, si è costituita parte civile chiedendo 30 milioni di risarcimento.
Le difese, rappresentate dagli avvocati Isabella Barone e Antonio Gatto, avevano chiesto il non luogo a procedere, sostenendo che le operazioni contestate andassero interpretate nel quadro di una ristrutturazione aziendale.
Per il figlio Augusto, difeso dall’avvocato Alessandro Cattafi, il giudice ha riconosciuto che la semplice parentela non basta a configurare la qualifica di amministratore di fatto in assenza di prove di gestione diretta.

