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Meno accorpamenti di scuole in Sicilia, ma il Comprensivo Garibaldi di Milazzo non si salva (e nemmeno quello di S. Lucia del Mela)

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STAI LEGGENDO MILAZZO 24. La deroga di un anno per evitare la perdita di autonomia di alcuni istituti scolastici siciliani concessi dal governo nazionale nel decreto “Mille proroghe” non ha risparmiato l’accorpamento del I Comprensivo Garibaldi di Milazzo al II Comprensivo Luigi Rizzo e del Comprensivo San Filippo del Mela a quello di Santa Lucia del Mela. A nulla sono valse le proteste dei genitori che hanno manifestato anche davanti al municipio di Milazzo, trovando la solidarietà del sindaco Pippo Midili che si era impegnato ad interloquire con i vertici regionali (GUARDA VIDEO). Se non ci saranno ulteriori novità, il dado sembra tratto, e dal prossimo anno si perderà l’autonomia.

Il decreto consente alle Regioni di derogare fino al 2,5 per cento rispetto al numero delle scuole da tagliare, rivedendo entro il 5 gennaio 2024 anche i piani eventualmente già approvati. In provincia di Messina saranno 7 a perdere l’autnomia al posto di 11

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COSA CAMBIA PER GLI ALUNNI DEL COMPRENSIVO GARIBALDI. I plessi (dalla media Garibaldi alla elementare Piaggia) e la classe docente continueranno l’attività. Eventuali rimodulazioni interesseranno il personale di segreteria, collaboratori scolastici e, naturalmente, il dirigente scolastico. Nel caso specifico, la soppressione del ruolo sarà indolore visto che la professoressa Elvira Rigoli dovrebbe entrare in quiescenza proprio alla fine dell’anno scolastico.

La Flc Cgil ha ribadito la sua disapprovazione per tutta l’operazione al tavolo regionale che si è svolto ieri pomeriggio tra assessorato all’Istruzione, Usr e organizzazioni sindacali. 

In Sicilia il tutto si tradurrà in 18 autonomie “salvate” solo per l’anno scolastico 2024/2025, 15 istituti superiori e 3 Istituti comprensivi.   In totale, in Sicilia i tagli di autonomia annunciati per l’anno venturo saranno 75 e non più 93, ma saranno 23 però l’anno successivo.

Nel dettaglio la provincia di Palermo perderà 17 autonomie (e non le 19 annunciate), Trapani 8, Ragusa 6, Caltanissetta 5, Agrigento 7, Catania 14, Enna 3, Siracusa 8 e Messina 7.

DIMENSIONAMENTO
Nella provincia di Messina si perderanno solo 7 autonomie scolastiche e ci saranno i seguenti cambiamenti:
1) I.C. di Tusa + I.C. di Mistretta
2) I.C. Capo d’Orlando 2 + I.C. Capo d’Orlando 1 (che cede i plessi di Naso all’I.C. di Castell’Umberto)
3) I.C. di San Filippo del Mela + I.C. Santa Lucia del Mela
4) viene soppresso l’I.C. Primo di Milazzo
5) viene soppresso l’I.C. Militi di Barcellona P.G.
6) I.C. Villa Lina-Ritiro + I.C. Battisti-Foscolo
7) I.C. di Santa Teresa di Riva + D.D. di Santa Teresa di Riva.

AGGIORAMENTO:

Con decreto firmato dall’assessore regionale all’Istruzione, Mimmo Turano, è stato approvato il Piano di dimensionamento e razionalizzazione della rete scolastica della Sicilia per l’anno 2024/2025, che prevede una riduzione di 75 istituzioni scolastiche in tutta l’Isola, puntando sulla “verticalizzazione” delle direzioni didattiche (primarie) e delle scuole secondarie di primo grado (medie) in istituti comprensivi.

Il Piano di dimensionamento, che ha ricevuto il via libera dal Ministero dell’Istruzione e che è stato condiviso dall’Ufficio scolastico regionale per la Sicilia, tiene conto di determinate condizioni come il numero degli alunni, la disponibilità di locali idonei e limiti in materia di dotazione organica del personale dirigenziale (Dirigenti scolastici e Direttori dei servizi generali e amministrativi, il cui numero, per legge, dovrà decrescere nel prossimo triennio fino ad arrivare a 700 nel 2026/2027).

Il decreto Milleproroghe del 30 dicembre scorso ha consentito di mantenere, esclusivamente per l’anno scolastico 2024/25, un ulteriore numero di autonomie scolastiche fino a un massimo del 2,5 per cento dei posti di Ds e Dsga già assegnati alla Sicilia dal decreto interministeriale n. 127 del 2023, ossia 18 in più dei tagli previsti. Per il prossimo anno, quindi, sarà salvata l’autonomia di 15 istituti superiori, che rientreranno però nel piano di dimensionamento nel 2025/26, e di tre istituti comprensivi delle aree metropolitane di Catania, Messina e Palermo.

In particolare, le rispettive Conferenze provinciali, chiamate nei mesi scorsi alla predisposizione della proposta di ciascun piano di razionalizzazione della rete scolastica, hanno tenuto conto delle necessità e delle diversità dei territori, tutelando i comuni più piccoli, montani o insulari. Poi, in sede di Conferenza regionale, si è provveduto a una revisione delle proposte.

«Nell’arduo compito di contemperare da un lato la necessità di riduzione del numero complessivo di autonomie e dall’altro di rispettare i vincoli dimensionali definiti dalla norma regionale – afferma l’assessore Turano – le operazioni effettuate in sede di Conferenza regionale sono state tutte improntate a un principio di rigorosa tutela delle realtà territoriali più piccole, ubicate in aree montane o la cui permanenza nel territorio rappresenta un importante presidio di legalità. Abbiamo provveduto alla soppressione di tutte le scuole medie e di quasi tutte le direzioni didattiche, così come previsto dalla legge regionale 6 del 2000, mantenendo solo quelle particolarmente grandi delle città metropolitane di Palermo e Catania o quelle presenti in zone ad alto rischio di dispersione scolastica».

Nessuno stravolgimento nella vita concreta degli studenti, delle loro famiglie e del personale scolastico, quindi, secondo l’assessore: «Vorrei confermare che non chiuderà alcun plesso scolastico – precisa Turano – Le istituzioni soppresse giuridicamente saranno verticalizzate in istituti comprensivi, come previsto per legge, garantendo un’offerta formativa più ampia e ricca a beneficio di tutti gli studenti. Inoltre, laddove possibile, si è proceduto all’aggregazione di intere direzioni didattiche a istituti comprensivi preesistenti, con la conseguente confluenza naturale nell’istituto di nuova formazione del personale Ata e di tutti i docenti titolari, assicurando il rispetto della continuità didattica e la stabilità delle posizioni dei lavoratori».

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