STAI LEGGENDO MILAZZO 24. La chiesa del Sacro Cuore era gremita già prima dell’inizio della celebrazione. Nonostante il caldo della mattinata, centinaia di persone hanno voluto essere presenti per dare l’ultimo saluto ad Angelica Furnari, la libraia e imprenditrice milazzese scomparsa improvvisamente all’età di 48 anni dopo una malattia. Una presenza silenziosa e composta che ha raccontato meglio di qualsiasi parola quanto fosse profondo il legame che Angelica aveva saputo costruire con la sua città.
In questi giorni Milazzo si è stretta attorno alla sua famiglia. I social network sono stati invasi da centinaia di messaggi di affetto e ricordi. A renderle omaggio sono stati, tra gli altri, il sindaco Pippo Midili, le scrittrici Catena Fiorello e Chiara Francini, amici, clienti della libreria Mondadori di via Medici, associazioni e realtà cittadine come l’Area Marina Protetta Capo Milazzo e la Fidapa Milazzo, l’Associazione Centro commerciale naturale, che Angelica aveva presieduto fino allo scorso anno. Un affetto trasversale che testimonia il segno lasciato dalla sua attività culturale e dal suo impegno nella vita della comunità.

A celebrare il rito funebre è stato padre Dario Mostaccio, che nell’omelia ha scelto parole capaci di interpretare il sentimento di una comunità ancora incredula. «La morte ci lascia con tante domande – ha detto –. Si conosceva la sua malattia, ma nessuno si aspettava una scomparsa così improvvisa». Un dolore che, ha spiegato, non può essere cancellato: «Il Vangelo non allevia il dolore, ma ci indica una strada».
Il sacerdote ha poi ricordato la figura di Angelica andando oltre il ruolo di imprenditrice. «Ha lasciato un segno nella città. Molti l’hanno conosciuta entrando nella sua libreria». Un luogo che, nelle sue parole, non era soltanto uno spazio dove acquistare libri, ma un ambiente di incontro, dialogo e confronto. «Quando metteva un libro nelle mani di qualcuno – ha ricordato – donava una storia che poteva aiutare a crescere». Per questo la cultura, ha aggiunto, rappresenta «uno strumento di libertà».
Padre Mostaccio ha anche affrontato il tema della sofferenza e del senso della malattia, ricordando come spesso non esistano risposte alle domande che il dolore suscita. «La fede non ci spiega il perché, ma ci dice che Dio non ci abbandona nel dolore», ha affermato, invitando infine tutti a custodire l’eredità umana lasciata da Angelica.
L’ultimo pensiero è stato anche il più intenso: «Continuate a cercare Angelica nei segni belli che ha lasciato. In ogni libro, in un sorriso. L’amore non viene sepolto».
Ed è forse proprio questa l’immagine che Milazzo conserverà di Angelica Furnari: quella di una donna che ha trasformato una libreria in un luogo di relazioni, di cultura e di umanità, lasciando un’impronta destinata a rimanere ben oltre il tempo della sua presenza.

