STAI LEGGENDO MILAZZO 24. «Midili teme il confronto!». A commentare la decisione del sindaco Pippo Midili di non presentarsi ai “faccia a faccia” con gli avversari è il candidato di Controcorrente Peppe Falliti.
«Quanto accaduto nelle ultime ore è grave, e non può essere derubricato a una semplice scelta organizzativa – commenta il medico che punta alla carica di primo cittadino – Un confronto pubblico con il sottoscritto, concordato da tempo, viene annullato il giorno prima. Non per cause di forza maggiore, ma per una decisione politica precisa. Una decisione che arriva dopo aver già partecipato ad altri confronti con candidati diversi. Questa non è solo una scelta: è una rottura evidente del principio di coerenza e di equità. Perché le regole, se valgono, devono valere per tutti e sempre. Non possono cambiare a seconda dell’interlocutore o della convenienza del momento».
Midili ha motivato così la scelta: «Non posso accettare confronto con chi ha accettato o ha fatto campagna elettorale partendo dai cartonati, passando attraverso le accuse di mafiosità generalizzata e per concludere attacca con fantasiose ricostruzioni più personali che politiche che come unica risposta meritano i luoghi idonei e non certo l’agone politico. Un velo pietoso su chi ha causato disastri economici enormi e parla di dissesto come fosse colpa di altri. Ho troppo rispetto della mia città e dei miei concittadini per permettere a chicchessia di prenderli in giro».

Secondo Falliti le motivazioni addotte non chiariscono, ma «aggravano la situazione». «Si parla di “attacchi” e di “delegittimazione”, come se la critica politica fosse un’anomalia da evitare. Ma mettere in discussione l’operato di chi ha governato non è una distorsione del confronto democratico: è esattamente ciò che i cittadini si aspettano di vedere. Se il confronto viene rifiutato perché contiene critiche, allora non si sta difendendo la qualità del dibattito. Midili sta semplicemente evitando il dibattito. Ancora più evidente è la contraddizione nei toni. Si denunciano polemiche eccessive, e nello stesso tempo si utilizzano espressioni dure, giudizi liquidatori e attacchi personali verso gli avversari. Non si può invocare un clima rispettoso mentre si contribuisce ad alzare il livello dello scontro. E poi c’è un punto decisivo: sostituire il confronto pubblico con eventi organizzati in autonomia, senza contraddittorio, non è una soluzione. È un modo per parlare senza essere messi in discussione. Ma la democrazia non funziona così. La democrazia vive di confronto vero, aperto, anche scomodo, dove le posizioni si misurano una di fronte all’altra, davanti ai cittadini».

