Il dirigente dell’Ufficio Ambiente Fabio Marino ha comunicato che a seguito dell’approvazione del Piano di utilizzo del demanio marittimo della città di Milazzo, la competenza per il rilascio di nuove concessioni demaniali marittime per l’esercizio di attività turistico-ricettive è demandato al Comune di Milazzo.
Gli interessati pertanto potranno presentare istanza, per via telematica, sul portale SUE del Comune di Milazzo, raggiungibile al link https://www.urbix.it:8959/.
Il Comune di Milazzo, così, assume ufficialmente la gestione diretta delle aree demaniali marittime tramite lo Sportello Unico per l’Edilizia (Sue).
La procedura telematica permetterà di semplificare l’iter amministrativo. Dei proventi derivanti dalle concessioni, il 75% resterà nelle casse comunali e il 25% sarà versato alla Regione. Il Comune sarà inoltre responsabile della custodia, pulizia, manutenzione e controllo delle aree, mentre l’Autorità marittima manterrà i compiti di polizia marittima.
Il nuovo assetto gestionale apre la strada a un programma di valorizzazione delle attività turistico-ricettive e sportive. A Levante, oltre al mantenimento delle concessioni esistenti, si punta alla realizzazione del porto turistico individuato anni fa dal Consiglio comunale nello specchio d’acqua compreso tra il molo Marullo e l’area antistante la chiesa di San Giacomo, già inserito nel Prg del 1989.
Sul fronte della pianificazione, l’Amministrazione comunale ha previsto nel Piano di utilizzo del demanio marittimo (Pudm) 18 stabilimenti balneari, dodici in più rispetto agli attuali. Le aree, già individuate, occuperanno mediamente 4.000 metri quadrati tra terrapieno e spiaggia, con l’obiettivo di garantire una maggiore fruizione pubblica. Una scelta che ha sollevato le proteste di alcuni concessionari, i quali hanno presentato ricorso al Tar. Il Comune si è già costituito in giudizio.
Secondo le linee guida regionali, i Comuni che hanno adottato regolarmente il Pudm possono emanare bandi per assegnare nuove concessioni della durata compresa tra 5 e 20 anni. Sono previste premialità per micro, piccole e medie imprese, ma anche limiti al numero massimo di concessioni possedute: non più di due nello stesso Comune, tre nella stessa provincia e cinque nell’intero territorio regionale.

