Tra rimpalli e rinvii proseguono al Borgo di Milazzo i lavori del parcheggio multipiano. Medici per l’ambiente: «E’ un “delitto culturale”»

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«E’ un “delitto culturale”». L’associazione italiana “Medici per l’ambiente” continua la sua battaglia sui lavori che stanno portando alla realizzazione di un parcheggio multipiano al Borgo, di fronte al Santuario di San Francesco di Paola che hanno portato alla demolizione di un tratto superstite della storica cinta muraria cittadina.

Si tratta delle fortificazioni erette nel 1622 su impulso del viceré del Regno di Sicilia Emanuele Filiberto di Savoia, conosciute come “Cinta Emanuela”, che cingevano il versante di Ponente della città da via XX Settembre a piazza Nastasi. Secondo l’associazione, i lavori di demolizione sarebbero stati effettuati deliberatamente con mezzi meccanici dell’impresa incaricata di costruire il parcheggio.

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Il rimpallo tra funzionari regionali e comunali a fronte di una denuncia presentata a luglio sta portando al proseguo dei lavori finanziati dal Pnrr. La risposta della Regione all’associazione rappresentata dal medico Peppe Falliti, infatti, per errore, si riferiva ad un altro contestato cantiere sempre al Borgo ma in altra posizione.  Da quel momento «i vari funzionari si rimbalzano tra di loro lettere e note senza alcun provvedimento di salvaguardia, tutela e repressione del gravo danno denunciato con violazione dei vincoli esistenti, visto che è stata irrimediabilmente distrutta una parte della Cittadella fortificata di Milazzo», sostiene Falliti.

Il Ministero della Cultura, informato dei fatti, ha precisato che la competenza spetta all’assessorato regionale ai Beni culturali e all’Assessorato Territorio e Ambiente della Regione Siciliana. Questi ultimi, riferisce l’associazione, avrebbero sollecitato più volte Comune e Soprintendenza a fornire un rapporto dettagliato sull’accaduto.

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I Medici per l’Ambiente denunciano l’assenza di autorizzazioni per la distruzione di un bene monumentale e lamentano un rimpallo di responsabilità tra gli uffici, senza provvedimenti concreti di tutela. L’associazione parla apertamente di “delitto culturale” e chiede un intervento per fermare la perdita di un patrimonio storico definito “unico al mondo”.

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Sebax
Sebax
1 anno fa

pecunia non olet…quando ci sono di mezzo i soldi non si guarda niente altro

Anna
Anna
1 anno fa
Rispondi a  Sebax

oltre a perseguire la strada della tutela dcon ricorsi amministrativi avrei presentato una denuncia dettagliata alla Procura della Repubblica competente chiedendo il sequestro dell’area per accertare reati ambiente I parcheggi vanno realizzati in aree periferiche garantendo i trasporti con navetta

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