Tindari, ritorna “Tyndaris Augustea” tra Federico II e l’Orestea va in scena il dualismo tra Potere e Destino

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Mercoledì 19 agosto, a partire dalle 20, l’area archeologica di Tindari accenderà i riflettori sull’attesissima nona edizione di “Tyndaris Augustea – Imperatores Mundi. Potere e Destino”. Non un semplice spettacolo teatrale, ma una vera e propria esperienza sensoriale itinerante, che prenderà vita nei luoghi simbolo del sito: l’Agorà e il Teatro greco. Il fil rouge di quest’anno scaverà nel dualismo tra la storia e il mito, mettendo in scena i regnanti e gli imperatori più incisivi che hanno segnato il destino dell’umanità.  

L’evento si svilupperà attraverso una narrazione polifonica, divisa in quadri teatrali. Nell’Agorà andrà in scena L’ultima notte di Federico II in Sicilia. Una tempesta improvvisa costringe le navi dello Stupor Mundi a fermarsi a Tindari. Un blocco forzato voluto dalla Sorte che spingerà l’imperatore svevo a evocare il suo massimo ispiratore spirituale, Ottaviano Augusto. Al Teatro greco si terrà, invece, L’Orestea da Eschilo. Il dramma antico, la giustizia, il sangue e la catarsi prenderanno vita sotto il cielo stellato di Tindari.  

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Protagonista assoluto sarà Edoardo Siravo, direttore artistico del Plautus Festival e interprete ormai considerato parte della storia del teatro greco di Tindari. A lui il doppio ruolo di Pier delle Vigne e di Agamennone/Apollo, con la forza scenica che lo contraddistingue. Accanto a lui un ensemble di grande qualità e rilievo:  Francesca Bianco incarna Clitennestra con maestria e fuoco passionale;  Gabriella Casali dipana la sua elegante presenza tra i ruoli di Costanza e Atena;   Alessandro Romano riveste con autorevolezza il doppio ruolo di Ottaviano e di Oreste;  Luna Marongiu dà corpo in modo quasi soprannaturale e magico alla Sorte e alle Eumenidi;  Cinzia Maccagnano è superba nel ruolo di Adelasia. Completano il cast Giorgia Aragona, Elena Salmeri e Laura Spicuzza.

Alla regia due firme di spessore nel panorama teatrale nazionale: Carlo Emilio Lerici, direttore del Teatro Belli di Roma, che ha riadattato l’Orestea da Eschilo e Colm Tóibín, puntando a una visione onirica dell’opera; Elio Crifò, alla regia de “L’ultima notte di Federico II”, che interpreterà contemporaneamente lo Stupor Mundi, incarnando l’anima e il pensiero della prima parte dello spettacolo. A completare il quadro artistico, i flauti evocativi di Antonio Putzu, i costumi di Francesca Pipi con la collaborazione di Carmen Lo Presti e il light design suggestivo di Antonio Barone. La direzione produttiva è affidata a Nino Milone, presidente della Proloco di Patti. Un team artistico e tecnico di alto profilo, per uno spettacolo che fonde grande teatro e valorizzazione del patrimonio.

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Dietro la magia e il successo del format c’è la mente creativa di Anna Ricciardi, ideatrice e direttrice artistica della rassegna “Il Sorriso degli Dei”, di cui la Tyndaris Augustea fa parte. A pochi giorni dal debutto, la direttrice racconta così lo spirito della nuova edizione:  «La Tyndaris Augustea è uno spettacolo site-specific che vive in simbiosi con l’ambiente, dialogando con la sua storia, la sua architettura, i suoi suoni e le sue luci. Le luci sono quelle del tramonto più suggestivo del Tirreno, i suoni sono i canti delle cicale, la storia è quella millenaria di un sito archeologico che ha visto i più grandi imperatori di Roma e si intreccia con il mito greco. I monumenti sono quelli di Tindari, la “piccola Pompei di Sicilia”. Lo spazio diventa parte integrante della messa in scena ed è questo che rende l’Augustea uno spettacolo unico e originale. Il pubblico vive un’esperienza immersiva, scoprendo punti e scorci inediti del sito. La mia visione, quest’anno, si sposta verso la fusione di due momenti storici: l’epoca imperiale e l’epoca di Federico II, che si è ispirato chiaramente a Ottaviano Augusto, in nome del quale coniò la moneta Augustale. Desideravo che si percepisse l’idea di Tindari come luogo apotropaico, foriero di incontri dirimenti per il futuro di Federico II. Ed Elio Crifò ha curato con me tutti gli aspetti per rendere significativa la prima parte dell’Augustea. Altrettanto importante sarà il lavoro che si svilupperà a teatro con la regia di Emilio Lerici: l’Orestea è, in un certo senso, la tragedia più consona al mito di fondazione di Tindari. Clitennestra è figlia di Tindaro e Oreste ha introdotto il culto di Diana Facellina. Qui, secondo Teone Grammatico, è nata anche la poesia bucolica».

Alla spettacolarità teatrale l’evento unisce anche il rigore scientifico. Durante la serata saranno infatti proiettate le ricostruzioni in 3D delle sculture del ciclo imperiale della “Basilica” della Colonia Augusta Tyndaritanorum, realizzate da Zs Informatica, frutto della partnership con il Museo Salinas e dell’attento studio della prof. Elisa Chiara Portale dell’Università di Palermo. «Questa nona edizione rappresenta per noi un ulteriore passo nella valorizzazione di Tindari come luogo vivo, dove archeologia, teatro e ricerca scientifica si incontrano – dichiara il direttore del Parco Archeologico, Giuseppe Natoli –. Con “Imperatores Mundi” abbiamo voluto raccontare il potere non solo come esercizio politico, ma come destino che attraversa i secoli. Le ricostruzioni 3D del ciclo Giulio-Claudio, realizzate grazie alla preziosa collaborazione con il Museo Salinas e con il contributo scientifico della prof. Elisa Chiara Portale, ci permetteranno di restituire al pubblico il volto degli imperatori che hanno fatto grande questa colonia. Non saranno semplici proiezioni, ma un ponte visivo tra le statue conservate a Palermo e le pietre di Tindari, per far percepire ai visitatori la continuità tra il sito e la sua storia».

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