Per anni chi passava a Barcellona Pozzo di Gotto da via Umberto I lo guardava senza farci troppo caso. Il palazzetto al civico 199, costruito negli anni Trenta del Novecento, oggi ha le luci accese fino a sera e una porta che si apre spesso. Dietro c’è Atelier Liami, il nuovo spazio dedicato all’abito da sposa che Elena Caruso e il fratello Sebastiano hanno inaugurato a fine estate, come avevano annunciato qualche mese fa a queste pagine.
Il restauro ha restituito al centro cittadino un edificio d’epoca, e dentro le stanze di un tempo ora ci sono specchi, abiti appesi e salottini per le prove. Il nome, del resto, l’avevano scelto con cura: “liami”, in siciliano antico, sono i legami. «Un nome che è già una promessa», si era detto allora.

Le prime spose. Il riscontro è arrivato presto. Già nelle prime settimane sono state tante le future spose che hanno prenotato un appuntamento, accolte direttamente dai due titolari, per vedere le nuove collezioni. A incuriosire di più sono state le capsule esclusive disegnate da Sebastiano Caruso, modelli che si trovano solo qui. Accanto, le proposte di maison come Giusi La Rosa, Maria Pia creazioni, Donatella Gallo, Maison Yana, Pronovias, Ariamo, Luna Novias.

Durante la serata inaugurale Elena Caruso ha voluto ringraziare pubblicamente le case di moda che hanno sostenuto il progetto fin dall’inizio, e con loro i professionisti che hanno collaborato con l’atelier: il make-up di Seby Makeup, le acconciature di Salvo Chillemi Parrucchieri, il floral design di Arlotta La Mimosa, il set design de Le Perle Caltagirone, i gioielli della Gioielleria Mazzeo e, per foto e video, Aloi Photografia, Franca Calderone Fotografia e Carlo Aloi.
Elena ha trentuno anni e il commercio, racconta, l’ha respirato in casa: i nonni hanno tenuto bottega per decenni. «Ho imparato da loro che ogni cliente ha la sua storia, il suo carattere», aveva spiegato a Milazzo24. «Il nostro compito non è vendere un abito: è aiutare una donna a riconoscersi nello specchio il giorno più importante della sua vita».

Meno pizzo, più linea. Quello che si vede in atelier conferma quanto le passerelle avevano anticipato per la stagione 2026-2027. Dopo anni in cui il pizzo è stato quasi obbligatorio, le spose che entrano da Liami chiedono sempre più spesso abiti lineari, essenziali. Il satin, morbido e scivolato, è il tessuto che va per la maggiore; per il 2027 si affacciano anche corsetti da gran sera, stoffe leggere e fluide e, per chi vuole osare, il ritorno delle piume. Il pizzo resta, soprattutto nella versione tridimensionale e ricamata, ma diventa una scelta per le più romantiche più che una regola.
Elena però le tendenze le prende con le pinze. «Puoi avere il mikado più lussuoso del mondo, il pizzo più prezioso», aveva detto. «Ma se quell’abito non dialoga con chi lo indossa, con la sua età, il suo carattere, la sua fisicità, rimane soltanto tessuto».

Una playlist per la prova. In atelier lavorano consulenti e sarte interne che si occupano delle modifiche fino all’ultima prova. Poi c’è un dettaglio che le clienti tendono a raccontare alle amiche: al momento della prenotazione viene chiesto quale sia la “colonna sonora” della sposa, e il giorno della prova in sala suonano le sue canzoni.

Il consiglio di Elena, per chi ha in programma le nozze nel 2027, è lo stesso di qualche mese fa: non ridursi all’ultimo. Si prenotano chiesa, fiori e ristorante anche un anno prima, e per l’abito dovrebbe valere lo stesso. «Le nuove collezioni arrivano a fine estate. È quello il periodo giusto per scegliere, prenotare, avere il tempo di fare le prove e le modifiche, vivere il processo senza ansia», spiega. «L’abito ti deve far stare bene. Ti devi godere quello che tutti ritengono il giorno più bello della tua vita».
Atelier Liami, via Umberto I 199, Barcellona Pozzo di Gotto. Su appuntamento: 345 746 5600 – 090 2132491 – info@atelierliami.it
(ARTICOLO PUBBLI-REDAZIONALE LIAMI)

