LA RIFLESSIONE. Il +55% delle presenze turistiche misura un flusso ma non misura il benessere di una comunità. Non misura i salari. Non misura la qualità del lavoro. Non misura il diritto all’abitare. Non misura l’aumento dei canoni degli affitti. Non misura quanti appartamenti vengono sottratti all’abitare stabile e trasformati in affitti brevi. Non misura quanto diventi difficile trovare una casa per dodici mesi e quanto costino ormai quelle poche ancora disponibili. Non misura la quantità di costa sottratta alla libera fruizione.
Non misura il traffico, i rifiuti, il consumo di suolo, la pressione sugli ecosistemi. E soprattutto non dice chi incassa il valore prodotto e chi ne paga i costi.
È questa la domanda che manca: crescita per chi? Per quale classe?
Perché una città può aumentare presenze, fatturati e rendite e contemporaneamente diventare più povera per chi la abita. Più cara, più congestionata, più privatizzata, più precaria. Con più case destinate agli affitti brevi e sempre meno case disponibili per viverci e quindi più difficile da abitare.
E allora davvero, davanti all’aumento delle presenze, la risposta politica dovrebbe essere ancora quella dei lidi, delle concessioni e della moltiplicazione delle attività commerciali sulla costa? Davvero nel 2026 continuano a chiamare “sviluppo” un modello balneare decrepito fondato sulla recinzione del bene comune e sulla monetizzazione del litorale?
Il modello che prende uno spazio collettivo, lo rende economicamente disponibile, lo concede, lo attrezza, lo commercializza e infine lo presenta come “valorizzazione”?
Lo stesso accade con l’abitare: la casa smette progressivamente di essere il luogo in cui vivere e diventa un bene da mettere a rendita. Crescono gli affitti brevi perché più redditizi, diminuisce l’offerta di affitti a lungo termine e ciò che rimane sul mercato residenziale viene proposto a canoni sempre più elevati. Così il diritto all’abitare entra direttamente in conflitto con la redditività turistica.
Ma infatti “valorizzare” per il capitale non significa migliorare la vita per chi vive il territorio. Significa piuttosto trasformare mare, spiaggia, case, lavoro e perfino il tempo della città in risorse da mettere a reddito.
Il risultato è una turistificazione intensiva ed estrattiva: migliaia di automobili riversate sulla costa, suolo occupato, rifiuti, pressione sugli ecosistemi, crescita degli affitti brevi, aumento dei canoni, progressiva scomparsa degli affitti a lungo termine, rendita immobiliare crescente e un’economia stagionale che spesso produce lavoro povero, intermittente e sottopagato.
Una città viene così riorganizzata intorno alle necessità di chi arriva per consumarla e di chi può estrarne rendita, mentre chi la abita tutto l’anno deve adattarsi alle conseguenze.
I profitti vengono privatizzati e i costi vengono socializzati, e questo viene spacciato per “crescita”. Ma ripeto: crescita per chi?
Una politica pubblica degna di questo nome dovrebbe chiedersi esattamente il contrario: qual è il limite ecologico e sociale di Milazzo? Quanto traffico può sopportare? Quanta costa può essere occupata? Quanta pressione possono reggere spiagge ed ecosistemi? Quante abitazioni possono essere sottratte alla residenza stabile prima che trovare una casa diventi impossibile? Quanto possono ancora aumentare i canoni prima che abitare Milazzo diventi un privilegio? Quale lavoro stiamo producendo? Quale ricchezza resta realmente sul territorio e come viene redistribuita?
Il punto è rifiutare che Milazzo venga organizzata come una merce. Le spiagge non sono superfici improduttive in attesa di un concessionario. Il mare non è una piattaforma economica da saturare. Le case non sono camere d’albergo diffuse da sottrarre indefinitamente all’abitare. Il territorio non è un contenitore vuoto da riempire di attività redditizie. Sono beni comuni, ecosistemi, luoghi di vita, relazioni.
Per questo serve un modello radicalmente diverso: spiagge libere, attrezzate nella giusta misura e accessibili, servizi realmente necessari e contingentati, tutela degli ecosistemi, mobilità collettiva e leggera, politiche che tutelino l’abitare stabile e contrastino l’espulsione prodotta dalla rendita, lavoro dignitoso, economia territoriale capace di redistribuire ricchezza invece di estrarla. Perché una città non cresce quando aumenta ciò che può essere estratto dal suo territorio. Cresce quando aumenta la possibilità di abitarla bene, liberamente e dignitosamente.
Quindi questo +55% a chi va? Chi si arricchisce? Chi viene sfruttato e sfruttata? Chi paga? Chi riesce ancora a permettersi una casa? Chi viene espulso e aspulsa? Cosa viene consumato? Cosa resta alla comunità?
Se non si risponde politicamente ed economicamente a queste domande non stiamo parlando della crescita di Milazzo, ma stiamo parlando della crescita del suo valore di sfruttamento e della crescita di specifiche classi che estraggono e accumulano ricchezza sulle spalle di tutti e tutte noi.
Piero La Mancusa


grande
Chi ha scritto, mi sa che ha dei Seri problemi, lo inviterei ad uscire da Milazzo e capire quanto costano gli affitti e la vita in generale, perché non si chiede come mai fare la spesa è raddoppiato.
Si vede che non è neanche andato a Barcellona, quella vicina: Pozzo di Gotto. Se poi va a quell’altra, quella in Spagna, o a Berlino, non ci tornerà più, per quanto costa meno cara la vita nonostante gli stipendi più alti. Lo sa che a Milazzo le tariffe dei tributi sono fra le più care? Impari prima
Lei e’ andato fuori tema il voto 2. L’estensore del comments violence segnalare un problems drammatico che vivono I nostri giocani
Finalmente le domande giuste. Il sindaco adesso ci metta i numeri accanto, senza barare, come spesso fa, e quest’ultima uscita ce lo ha ancora una volta dimostrato, perché “cca nisciuno è fesso”. Non parli solo per slogan, perché nonostante tutto, si vede una Milazzo che sta maturando, ed era ora.
Io comunque la sera per tutta questa estate ho visto una marina poco frequentata,forse qualcosa in più sabato e domenica,forse sono tutti ai lidi al tono boh….
E comunque ormai tutto l’hinterland costiero hanno i loro lungomari con locali,fiere,ecc..
10977 voti..MILAZZESI VERGOGNATEVI.. COME FA A DIRE CHE MILAZZO CRESCE?????? NON CE NESSUNOOOOO!!!! NON LO CAPISCE? NON LO VEDE???? STANNO MORENDO TUTTE LE ATTIVITÀ E LUI È BELLO TRANQUILLO..UN EVENTO A MILAZZO NON CÈ STATO. FATE UN BEL RESET E INIZIATE DA ZERO.
Sono un professionista milazzese e lavoro fuori milazzo. quello che vedo a milazzo è solo una cosa, DESERTIFICAZIONE. Il sindaco si riferisce all’ aumentato traffico per le isole, non diceva che abbiamo turisti che visitano milazzo. Lo capisco, non ha creato niente! Sarà sempre peggio compaesani.
Caro sindaco si faccia un giro per Milazzo , strade piene di buche, marciapiedi
dissestati,illuminazione pubblica scadente e sporcizia ovunque specialmente
l’asse viario e la strada che costeggia la raffineria da schifo.
Pubblichi quanto ha incassato il comune dalla tassa di soggiorno.