La centrale termoelettrica A2A di San Filippo del Mela rischia di diventare «l’ennesimo cimitero industriale» del Mezzogiorno. A lanciare l’allarme sono le segreterie territoriali di Messina di Filctem-Cgil, Flaei-Cisl e Uiltec-Uil, preoccupate per il futuro di circa 400 lavoratori, tra dipendenti diretti e indotto.
Secondo i sindacati, i gruppi di produzione della centrale smetteranno a breve di produrre energia elettrica e il prossimo passo dell’azienda sarà riempire quasi tutta l’area libera dell’impianto con i Bess, cioè grandi batterie industriali per l’accumulo di energia. Impianti che, sottolineano le sigle, funzionano con una forza lavoro «pari a zero» e che andrebbero a occupare spazi dove invece potrebbero sorgere attività capaci di garantire produzione e occupazione. «Non vogliamo solo batterie dentro la centrale, e chiediamo impianti di produzione validi, riconversione e soluzioni adeguate su energia e ciclo dei rifiuti (economia circolare), occupazione seria e dignità per il nostro territorio», scrivono
Per Filctem, Flaei e Uiltec è l’ultimo capitolo di un lungo declino. Da anni la Valle del Mela e il comprensorio pagano il prezzo di scelte aziendali che chiudono, spostano o trasformano i poli industriali, con una progressiva perdita di posti di lavoro. I sindacati denunciano di aver rivolto ripetuti appelli ad A2A, alla politica regionale e alle istituzioni senza ottenere un piano serio per salvaguardare l’occupazione. «Sono mesi che poniamo domande e riceviamo solo silenzi o annunci», scrivono.
Le organizzazioni contestano anche il modello energetico che, a loro giudizio, il progetto disegna: Messina, e forse l’intera Sicilia, trasformata in un grande accumulatore al servizio del Paese, senza garanzie in caso di eventi eccezionali o guasti improvvisi ai collegamenti elettrici. La centrale, ricordano, era stata costruita proprio per assicurare la sicurezza della rete siciliana.
I sindacati precisano però di non essere contrari alle batterie in sé, ma al fatto che sostituiscano gli impianti esistenti e il lavoro. Per questo chiedono ad A2A, ai Comuni, al governo regionale e nazionale e alle autorità del settore che i Bess vengano realizzati in altre aree, fuori dalla centrale. Dentro l’impianto, invece, chiedono impianti di produzione, progetti di riconversione e soluzioni legate all’energia e al ciclo dei rifiuti, in un’ottica di economia circolare, per garantire «occupazione seria e dignità per il nostro territorio».

