Accise e Milazzo, Midili e Castelli si sfidano a distanza. Un botta e risposta da 10 milioni di euro

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C’è un disegno di legge, ci sono le elezioni comunali alle porte, e c’è una parola — “falsità” — che trasforma una discussione tecnica sulle accise petrolifere in un duello politico a tutto campo. Protagonisti: il sindaco uscente Pippo Midili e la sua sfidante Laura Castelli, candidata di Sud chiama Nord. Il casus belli è la proposta dei deputati del movimento di Cateno De Luca di trasferire ai Comuni sede di industrie una quota delle accise sui prodotti petroliferi. Una misura che, se approvata, potrebbe portare risorse significative a Milazzo (tra gli 8 e i 10 milioni), e nei comuni in cui sono presenti raffinerie.

Midili ha scelto i toni del tecnico navigato: la proposta non è nuova, la strada è già stata tentata, e il muro normativo è alto. Le accise sui petroliferi, ha spiegato, non passano per la Regione — sono legate ad accordi Stato-Regione nati da anni di contenzioso e destinate a coprire la spesa sanitaria regionale. “Anche i tentativi di modifica dell’articolo 37 sono stati più volte avviati e sono tuttora in corso, ma non si intravedono risultati immediati.” Traduzione: buona idea, pessima praticabilità.

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Ma il sindaco non si è fermato alla critica. Da un anno e mezzo, ha rivendicato, la sua amministrazione starebbe lavorando a una strada alternativa: tassare direttamente i produttori e gli impianti di raffinazione presenti sul territorio, agendo sulla produzione anziché sui consumi. “Sarebbe bastato informarsi sulle attività già avviate.” E, quasi en passant, ha rivolto a Sud chiama Nord una richiesta: che il loro unico deputato nazionale, Francesco Gallo, si faccia promotore di un incontro al Ministero per aprire un tavolo con i proprietari delle raffinerie italiane.

È a quel punto che Castelli ha alzato la voce — e non di poco. “Non dica falsità alla comunità: un primo cittadino non dovrebbe mai farlo. «La candidata ha smontato punto per punto la tesi di Midili: questo specifico disegno di legge, ha sostenuto, non è mai stato presentato prima in questi termini, e liquidarlo come già fallito è una scorciatoia politica, non un’analisi. A rafforzare la sua tesi, ha citato un precedente firmato proprio da De Luca: una norma regionale che riconosce ai Comuni una quota degli incassi dallo sbigliettamento dei teatri regionali. Piccola, certo, ma concreta. “Nulla è impossibile quando c’è volontà politica».

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Poi l’affondo sulle interlocuzioni con la Regione vantate da Midili: punterebbero a una nuova tassazione che il Comune non ha il potere di istituire. «Questo denota chiaramente che il sindaco uscente è fissato con le tasse, come cittadini, commercianti e imprenditori milazzesi sanno molto bene.” E ancora: se Midili ha riferimenti politici nella maggioranza di governo, com’è che in un anno e mezzo non ha ottenuto nemmeno un incontro al Ministero? L’onorevole Ella Bucalo, osserva Castelli con pungente precisione, è stata vista all’inaugurazione del comitato elettorale del sindaco — forse quel tempo poteva essere investito diversamente».

Sul finale, però, Castelli sceglie la mossa a sorpresa: accetta la richiesta di Midili. «Per quanto riguarda invece la richiesta contenuta nella nota ufficiale del Comune, cioè quella di attivarsi col nostro unico deputato nazionale Francesco Gallo per un incontro al Ministero, voglio essere chiara: non ci sottraiamo a questa richiesta d’aiuto del sindaco uscente Pippo Midili. Tuttavia, anche qui una riflessione è doverosa: perché il sindaco uscente non è riuscito a ottenere questo incontro attraverso i propri parlamentari nazionali, visto che appartengono alla maggioranza di governo?».

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