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Milazzo, la ricostruzione di Palazzo Ventimiglia diventa un calvario: il Comune fa ricorso al Cga. E l’area rimane degradata

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STAI LEGGENDO MILAZZO 24. Potrebbe non bastare nemmeno la sentenza del Tar di Catania per dare il via alla ricostruzione all’antico Palazzo Ventimiglia in via degli Scopari, e porre fine ad un calvario (anche economico) che i proprietari stanno affrontando dal 2000 lottando contro il muro di gomma della burocrazia.

Nonostante il Tribunale amministrativo di Catania abbia accolto le ragioni della professoressa Eloisa D’Amico, proprietaria dell’immobile alle spalle di Palazzo D’Amico, la giunta comunale ha deciso di fare ricorso al Consiglio di giustizia amministrativa, impegnando altri 9.500 euro per continuare la lotta giudiziaria.

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Un braccio di ferro che va al di la della “semplice” licenza edilizia”. Da un lato il Comune impedisce la riqualificazione dell’area realizzando l’edificio che ricalca quello originario. Dall’altra intima il mantenimento della pulizia dell’area in cui insistono i ruderi dell’antico palazzo nobiliare. Nonostante l’area sia stata messa in sicurezza e recintata dalla proprietaria, infatti, continua ad essere vandalizzata grazie anche all’assenza di videosorveglianza e alla carente illuminazione pubblica.

Secondo il Tar il Comune dovrebbe riesaminare nuovamente la richiesta di permesso di costruire

LA STORIA. Il progetto di ricostruzione, redatto dall’architetto Maria Giardina, aveva ottenuto, tra gli altri, il parere favorevole della Soprintendenza di Messina, che aveva ritenuto l’intervento «compatibile con le caratteristiche paesaggistiche locali». Tuttavia, nell’ottobre 2021 il Comune aveva negato il rilascio del permesso di costruire, affermando che all’interno delle aree residenziali del centro storico di Milazzo gli interventi di ristrutturazione edilizia e di nuova costruzione avrebbero potuto essere eseguiti esclusivamente tramite un Piano particolareggiato di iniziativa pubblica, e non attraverso singole concessioni edilizie. 

Il Tribunale Amministrativo, invece, ha dato ragione alla proprietaria dell’immobile, riconoscendo che il Piano particolareggiato di recupero del centro storico, adottato nel lontano 1997,  «è ormai da tempo divenuto inefficace» ed affermando che «la mancata adozione dello strumento attuativo non può essere l’unica ragione del diniego di concessione edilizia».

Secondo il Tar il Comune dovrebbe riesaminare nuovamente la richiesta di permesso di costruire e «verificare e valutare l’effettivo stato di urbanizzazione già presente nella zona e la concreta incidenza della nuova costruzione tenendo conto del tessuto urbano, del livello di edificazione raggiunta nella zona, del carico urbanistico e antropico nonché della capacità di assorbimento armonico e funzionale del nuovo edificato nel contesto già urbanizzato». Ma alla luce del ricorso al Cga, difficilmente l’ufficio tecnico comunale cambierà la posizione originaria.

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