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domenica, 25 Gennaio 2026

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Milazzo, scontro sull’ex asilo Calcagno. Tra progetti “stravolti” e acconti mai versati. La versione della ditta

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Il sindaco Pippo Midili fa il sarcastico: «Sapevo di Maisano esperto di rifiuti, me lo ritrovo adesso esperto anche di appalti». I consiglieri di “Milazzo 2020”, invece, spostano l’attenzione sui fondi del Pnrr ritenendo le considerazioni del collega di “Sud chiama Nord” Damiano Maisano sui rallentamenti dei lavori di recupero dell’ex Asilo Calcagno, siano «gratuite e prive di ogni fondamento», sottolineando che l’Amministrazione ha avviato «ben 12 milioni di lavori finanziati con i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilenza». IN CONSIGLIO GRAZIE A LYDIA RUSSO. Nessuno però che entri nel dettaglio del perché da oltre un anno dall’assegnazione dell’appalto da 555 mila euro (al netto del ribasso del 30,84%) i lavori che dovrebbero trasformare l’edificio in un Museo delle tradizioni marinare di fatto siano fermi al palo. Il sindaco rinvia il tutto ad una seduta di consiglio comunale richiesta dallo stesso Maisano resa possibile grazie alla richiesta firmata dall’opposizione e dalla consigliera/assessore Lydia Russo su indicazione dell’amministrazione che non si vuole sottrarre al confronto (la richiesta non poteva essere accolta senza la quinta firma).Intanto, lo spiega la ditta “Sgro geom. Alvaro Daniele” di Maletto nel corso di una corposa corrispondenza avviata con il comune che sembra il preludio di una disputa giudiziaria.In un comunicato del comune di Milazzo del 13 novembre si legge che nel corso di una riunione operativa «è stato osservato» che «i lavori, appaltati lo scorso anno e che avrebbero dovuto concludersi tra qualche mese, non solo sono partiti in ritardo e proseguiti sporadicamente con pochi operai, ma praticamente risultano bloccati in modo arbitrario». IL PROGETTO TOTALMENTE RIVISTO. Versione diversa quella esposta in una nota del 4 dicembre scorso a firma dell’azienda catanese. Addebita «negligenza e superficialità della commettente» ed elenca una serie di mancanze: contesta la bozza di perizia di variante redatta unilateralmente che contiene modifiche sostanziali…e quindi sulla base di questa bozza di perizia non si dovranno più eseguire oltre l’80% dei lavori appaltati all’impresa e realizzare invece un’opera completamente diversa da quella appaltata». «Si precisa – continua la nota – che la committente ha sempre la facoltà di ingiungere e ordinare all’impresa qualsiasi esecuzione di lavori anche se non previsto nel progetto appaltato rispettando però i limiti del quinto d’obbligo». IL MANCATO VERSAMENTO DELL’ANTICIPO ALLA DITTA. La ditta ha avviato ufficialmente il cantiere l’8 maggio 20203 ma il comune alla data del 4 dicembre – secondo la ditta Sgro – non aveva ancora fatto rimuovere i cavi elettrici lungo i prospetti esterni e versato l’anticipazione all’impresa (di solito il 30%) infatti è stato messo in mora l’ente comunale e in altra sede chiederà il risarcimento danni. A novembre, invece, ha richiesto (invano) alla direzione lavori l’emissione del 1° stato di avanzamento lavori. Quali lavori? L’appalto è stato assegnato senza avere fatto precedentemente i “saggi esplorativi” per verificare la stabilità delle fondazioni e delle pareti interne oltre ad indagare sulla presenza di reperti archeologici. Il nulla osta della Soprintendenza rilasciato dopo l’indagine ancora oggi sarebbe solo parziale. SCARSA SICUREZZA IN CANTIERE. Affermazioni che il comune nelle note successive rigetta fermamente «non condividendone il contenuto» lamentando «una non conformità della documentazione inviata» contestando anche la carenza di requisiti di sicurezza del cantiere.
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