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sabato, 20 Luglio 2024

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S. Filippo del Mela. Futuro incerto alla centrale A2A, i sindacati si dividono: Cisl e Uil non aderiscono allo sciopero della Cgil

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STAI LEGGENDO MILAZZO 24. Scontro tra sindacati per la strategia da attuare nelle delicate relazioni con A2a. Il futuro della centrale di San Filippo del Mela, infatti, è ricco di incognite e i sindacati sono divisi sulla linea da portare avanti. Stamattina la Fiom Cgil ha deciso di utilizzare le “maniere forti”, proclamando uno sciopero di due ore per protestare contro la mancata riassunzione di quattro operai dell’indotto. A dissentire sulle modalità della protesta sono Fim – Cisl e Uilm.

«Questa decisione è stata presa senza alcuna consultazione con le altre parti sociali, interrompendo un percorso di dialogo e collaborazione che ha già portato alla sottoscrizione di accordi importanti per la tutela di tutti i lavoratori». commentano Fim Cisl Messina e Uilm Uil Messina.
«Nonostante l’impegno raggiunto in Prefettura con i responsabili aziendali ed i segretari confederali di CGIL, CISL, UIL e delle categorie nel monitorare un percorso di incontri in questa delicata fase di transizione industriale – continua la nota di Fim Cisl e Uilm Uil – c’è il rischio di interrompere il dialogo e l’interesse dell’azienda nell’investire in un territorio già fortemente compromesso sul piano sociale ed economico. Nella locandina dello sciopero si afferma che “in questi anni solo la solidarietà tra gli operai ha fatto la differenza contro abusi e prepotenze”. Tuttavia, paradossalmente, ora si decide di agire in modo isolato, cercando di polarizzare i lavoratori già provati da un futuro incerto. Ci chiediamo a chi possa giovare questa scelta unilaterale e invitiamo tutti a riflettere sul valore della collaborazione e dell’unità sindacale per il bene comune. Riteniamo che vada mantenuto aperto il dialogo con l’azienda nell’interesse dei lavoratori evitando posizioni ideologiche che possono solo danneggiarli».

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Secondo Daniele David, segretario generale della Fiom Cgil di Messina «Lasciare fuori questi operai non trova giustificazione con una generica “crisi produttiva” che è per sua natura collettiva e che, per questo, avrebbe richiesto l’attivazione di ben altre procedure. La crisi aziendale non si risolve con singoli licenziamenti mascherati dalla scadenza del contratto: la realtà è che – come accaduto altre volte – è stata lanciata un’ennesima provocazione contro chi ha già pagato il prezzo di anni di contratti precari».

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