Il milazzese Stefano Saraò a “Caduta Libera” su Canale 5: tradito dal twin-set dopo un lungo duello

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STAI LEGGENDO MILAZZO 24. Un lungo testa a testa con la campionessa Jessie, poi la domanda che non perdona: “Capo d’abbigliamento femminile formato da due pezzi coordinati”. La risposta era twin-set, ma al milazzese Stefano Saraò non è venuta in mente e la botola si è aperta. È finita così, stasera su Canale 5, l’avventura del milazzese a “Caduta Libera”, il quiz condotto da Max Giusti.

Stefano ritornerà anche nei prossimi giorni. Le puntate sono state registrate il mese scorso negli studi di Cologno Monzese. Saraò, 41 anni, operaio in un’azienda di prodotti siderurgici, sposato con Emanuela e papà della piccola Ilenia, un anno, vive a Pace del Mela ma resta milazzese nell’anima: tifosissimo della SS Milazzo, è un volto fisso della gradinata. Ama il mare e, racconta, cucinare lo rilassa.

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La passione per i quiz televisivi è di lunga data. «Quando posso mi piace guardarli», dice. Oltre a “Caduta Libera” aveva inviato la candidatura anche a “La Ruota della Fortuna” e a “L’Eredità”. La domanda per il programma di Max Giusti è partita online a metà luglio; a fine agosto il provino a Catania. La chiamata è arrivata nella seconda metà di settembre, appena una settimana prima della registrazione.

Proprio alla vigilia della partenza, l’imprevisto: il volo da Catania è stato cancellato perché l’aeroporto era chiuso per la cenere dell’Etna. «La notte prima ho trovato l’ultimo treno disponibile», racconta. Quindici ore di viaggio fino a Milano, episodio che Saraò ha poi raccontato in trasmissione.

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Lo spunto gliel’ha dato lo stesso conduttore. «È successo qualcosa a Milazzo?», gli ha chiesto Giusti. E lui ha parlato della battaglia di Garibaldi e della lunga traversata in treno.

La botola vista da vicino. Il dietro le quinte è ciò che più lo ha colpito. «L’organizzazione e la disponibilità dello staff, dai microfonisti alle truccatrici». Le spese, aggiunge, sono state interamente coperte dalla produzione: viaggio, alloggio e cena. I concorrenti erano una quindicina, con tre puntate registrate al giorno; lui è rimasto in studio due giorni.

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E la famosa botola? «È un salto di un metro e mezzo», spiega. Sotto c’è un’imbottitura e alcuni addetti recuperano subito il concorrente. Prima, una persona insegna come cadere per non farsi male. Su Max Giusti non ha dubbi: «Da quello che ho visto, sia sul set che fuori, è una persona squisita, umile, divertentissima». Alla fine la produzione gli ha chiesto se sarebbe disponibile a tornare. «Ho detto di sì, se il lavoro lo consente».

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