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Provaci ancora Antonello, il nuovo libro di Enzo Basso sul caso Montante. E sull’antimafia

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Provaci ancora Antonello è il nuovo saggio di Enzo Basso, giornalista e scrittore. In questo addendum, come lo stesso autore definisce lo scritto, vi è soprattutto il giornalista cane da guardia del potere. Il testo completa il saggio già editato Ricatto Montante. Se avevamo provato paura nella lettura del primo, in questo addendum l’indignazione sovrasta ogni altro sentimento. I fatti narrati – documentati e circostanziati – fanno impallidire la celebrata serie House of Cards. Ma, in questa i personaggi sono attori inarrivabili, Montante non ha, invero, la classe di Kevin Spacey, indossa l’abito della bugia e l’armatura della mafia dell’antimafia. Eppure, magistrati, ministri, forze dell’ordine e giornalisti sono stati affascinati da questo cantastorie seriale. Non ci sono giustificazioni che possano spiegare questo inganno di Stato.

In questo breve e pregnante pamphlet, Enzo Basso, descrive il ritorno del geometra di Serradifalco: i primi capitoli espongono e spiegano con quali meccanismi da scatole cinesi egli stia cercando di reimpadronirsi delle sue aziende – complici curatori fallimentari, consulenti e diatribe manzoniane fra procure – sono i paragrafi cinque e sei del testo che conferiscono allo scritto pregnanza morale e valore sociale.

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L’ex eroe dell’antimafia è descritto dai suoi collaboratori come un personaggio affetto da narcisismo: è implacabile, capace di azioni da stolker e privo di sentimenti di comune bontà. La procellosa e intrepida volontà del potere è causa di un delirio di onnipotenza e di meschinità nei confronti di quanti vengono considerati avversari o potenziali nemici. Lo scopo è annientare, rendere inoffensivi, distruggere ogni ostacolo che si frappone al suo disegno con ogni mezzo. La chiusura di Centonove è esempio paradigmatico. I mezzi adoperati sono stati ampiamente descritti da Basso in Ricatto Montante e Giustizia Amara e, non pare che sia stato contraddetto. Il caso Montante rappresenta un vulnus democratico su cui bisognerebbe riflettere molto. A meno di non accettare di essere l’uomo cavallo di Nietzsche o il fantasma sacrificale di Lacan. Enzo Basso ha esposto fatti inconfutabili e, quindi le istituzioni preposte nel nostro ordinamento costituzionale dovrebbero agire. E i giornalisti raccontare.

Diego Celi

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