Il 3 novembre il Cordial Bar di Vaccarella celebra i suoi primi quarant’anni di storia. Un traguardo che affonda le radici in quasi mezzo secolo di passione.

Tutto ebbe inizio nel 1986, quando i fratelli Salamone, Nino, Franco e Vincenzo, inaugurarono quello che sarebbe diventato un vero tempio del gusto a Vaccarella. Con le loro sublimi creazioni di pasticceria e l’arte intramontabile dei rustici, i due fratelli iniziarono a deliziare i palati dell’intera comunità di Milazzo. Tra le mura del locale e gli abitanti del quartiere marinaro nacque da subito un legame indissolubile, fatto di profonda stima e fraterna amicizia.

Quell’anno di fondazione coincise con una memorabile estate di passioni calcistiche. Mentre i Mondiali del Messico vedevano il trionfo dell’Argentina di Maradona e la prematura eliminazione dell’Italia agli ottavi di finale per mano della Francia di Michel Platini, una gloria altrettanto splendente baciava il suolo di Vaccarella. La leggendaria squadra di calcetto sponsorizzata dal Cordial Bar conquistò il gradino più alto del podio nel torneo organizzato dalla Chiesa Madre. I ragazzi del quartiere alzarono al cielo un prezioso trofeo che, nello stile, ricalcava fedelmente la Coppa del Mondo FIFA, legando per sempre il nome del bar a quel trionfo immortale.

Oggi, con quarant’anni di onorato e instancabile servizio, i fratelli Nino e Franco Salamone sono entrati di diritto nella storia della pasticceria milazzese.
Tra i ricordi più preziosi di questa epopea, Nino Salamone custodisce un aneddoto memorabile, risalente a quando, in tenerissima età, muoveva i primi passi nel mestiere. Era allora alle dipendenze di Pippo Sindoni, genero del celebre Domenico Otera, noto a tutti come “Munzueddo”. Ogni giorno, non appena i rustici fumanti venivano sfornati, il giovane Nino riceveva un compito sacro: partire dalla rosticceria di Pippo Sindoni e salire fino al Borgo. La missione consisteva nel consegnare un pezzo di ogni specialità a Domenico Otera per il rituale assaggio.

L’anziano maestro, dopo aver assaporato la pasta e il ripieno con severa competenza, esclamava ogni volta: “Ancora non ci siamo! Di’ a Pippo di farli con l’Articolo 27!”. Era un antico e saggio modo di dire, un severo incitamento a superarsi continuamente per essere davvero degni di onorare e portare avanti l’arte ereditata dal signor Otera. Una lezione di eccellenza che i fratelli Salamone hanno fatto propria, trasformandola nel segreto di un successo lungo quarant’anni.


