Non andrà a processo il milazzese Simone Scalisi, accusato insieme a una ragazza di spaccio di droghe pesanti, in particolare crack e spice. Il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, Caristia, ha emesso una sentenza di non luogo a procedere, ritenendo che non ci fossero prove sufficienti a sostegno dell’accusa. Scalisi era difeso dall’avvocato Alfio Chirafisi.
L’indagine, secondo quanto riferito dalla difesa, si basava anche su intercettazioni e pedinamenti, confluiti in un fascicolo di migliaia di pagine.
Il racconto di Scalisi. Dopo la decisione, Scalisi ha rilasciato una dichiarazione in cui ripercorre gli ultimi anni. «Mi sento un perseguitato», afferma. Racconta di aver riportato in passato una condanna per spaccio di lieve entità, che equipara allo scambio di uno spinello tra amici, e di essere stato poi accusato più volte, sostenendo di essere sempre stato innocente.
Nel 2024, riferisce, fu arrestato e portato in carcere dopo il sequestro di una sostanza che gli investigatori ritenevano stupefacente, del tipo spice. Lui sostiene di aver spiegato subito che si trattava di un prodotto lecito, acquistato in tabaccheria, che secondo la difesa poteva essere anche semplice tè verde. Dopo dieci giorni fu scarcerato: secondo il suo racconto, la Procura dispose analisi rapide da parte dei Ris, che accertarono la liceità della sostanza.
Sempre secondo Scalisi, sulla base di quel sequestro fu chiesta nei suoi confronti la sorveglianza speciale, richiesta poi respinta. Nel 2025 sarebbe stato invece emesso un Daspo, motivato anche con i suoi precedenti, tra cui lo stesso sequestro. Il provvedimento, racconta, è stato annullato in autotutela poco prima dell’udienza fissata davanti al Tar di Catania sul ricorso presentato dalla difesa.
«Sono stanco di subire questo tipo di trattamento», conclude Scalisi.

