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giovedì, 19 Febbraio 2026

«Io donatrice di midollo osseo». La milazzese Sofia Mezzasalma racconta la sua esperienza. Che ha consentito un trapianto…di vita

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LA TESTIMONIANZA. La donazione di midollo osseo è un gesto di altruismo e speranza, capace di trasformare il destino di chi affronta gravi malattie. Sofia Mezzasalma è una donatrice venticinquenne milazzese, giornalista e dottoressa in psicologia clinica, che ha scelto di condividere la propria esperienza.

La storia di Sofia ha radici profonde: durante gli anni del liceo, i volontari di ADMO (Associazione Donatori Midollo Osseo) sez. Milazzo avevano incontrato gli studenti per sensibilizzarli sull’importanza della donazione. “Quel seme piantato ha dato i suoi frutti”, dichiara Monica Maugeri, responsabile della Sezione Admo Milazzo. Anni dopo, infatti, Sofia è diventata donatrice e, grazie alla sua compatibilità, ha potuto donare una nuova possibilità di vita ad un malato la cui condizione clinica necessitava di un trapianto di midollo osseo.

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«Cosa mi ha spinto? Come dico sempre, la risposta più opportuna dovrebbe essere: “Perché non farlo, se si è nelle condizioni di poterlo fare?”. Basta essere in buona salute, avere un’età compresa tra i 18 e i 35 anni e pesare più di 50 kg. Mi ritrovo pienamente nel motto di ADMO: “Io dono. Non so a chi, ma so perché”. Se solo fossimo meno egoisti e pensassimo di più al prossimo, non solo avremmo più tipizzati (potenziali donatori di midollo osseo), ma recupereremmo un’umanità che sembra perduta».

Sofia Mezzasalma durante la donazione

Per iscriversi al registro dei donatori basta compilare un questionario conoscitivo, atto alla valutazione della condizione di salute del donatore, per poi sottoporsi a un prelievo di sangue o a un tampone salivare. Per confermare la compatibilità un semplice prelievo. «Il procedimento più lungo – spiega Sofia – ha, invece, riguardato la valutazione oggettiva della mia condizione clinica, attraverso un check up completo. Lo scopo è, chiaramente, quello di valutare l’effettiva possibilità, da parte del potenziale donatore, di sottoporsi alla procedura di raccolta».

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La procedura di prelievo del midollo osseo dura 4 ore. «Ho donato tramite prelievo di cellule staminali da sangue periferico (procedura denominata “PBSC”): la tecnica di raccolta impiegata in 9 casi su 10. Durante la donazione, il sangue prelevato da un braccio viene centrifugato, le cellule staminali scisse dal resto delle emocomponenti, mentre il resto del sangue viene reinfuso tramite il braccio opposto. Al contempo, vengono somministrati sia un anticoagulante che il calcio. È una procedura sicura ma lunga, che richiede in media 4 ore (nel mio caso, 5)».

Cinque giorni prima Sofia ha iniziato la procedura con la somministrazione di un fattore di crescita, al fine di accelerare lo sviluppo delle cellule staminali ed agevolarne il transito al sangue periferico. «Tra gli effetti collaterali del farmaco, vi sono quelli ‘simil-influenzali’ (come febbre, dolori ossei e generale senso di affaticamento), che possono essere ben controllati grazie a comuni antidolorifici. I sintomi personalmente accusati hanno riguardato fitte nella zona lombare, della durata di un paio di secondi. La somministrazione è semplice ed avviene tramite delle iniezioni da effettuare due volte al giorno, per cinque giorni, in pancia o nel braccio».

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«Come mi sono sentita emotivamente e fisicamente durante il giorno della donazione? Splendidamente. Durante la raccolta pensavo solo alla persona che avrebbe ricevuto le mie cellule staminali e a quanto fosse ‘semplice’ contribuire a salvare una vita. Dopo la donazione non ho avuto dolori di alcun tipo; anzi, le fitte di cui parlavo prima sono immediatamente scomparse. Le accortezze che seguono la donazioni di midollo osseo sono le medesime della normale donazione di sangue: idratarsi ed evitare sforzi fisici».

Sofia non nasconde la felicità. «Non posso, però, nascondere il timore che le cellule staminali donate possano non attecchire. È un’ipotesi alla quale continuo a pensare. Al momento, in assenza di effettivi riscontri, posso solo dire che convivo con la certezza di aver, sinceramente, fatto tutto ciò che mi era possibile fare».

Poi lancia un appello. «La conoscenza è la chiave per sconfiggere la paura. Ed è proprio per questo motivo che ho accettato con piacere l’invito, da parte di ADMO, a parlare del mio percorso, offrendo una testimonianza concreta e sincera. L’obiettivo è quello di sensibilizzare ed informare, affinché la paura (dettata dalla mancata conoscenza) venga sostituita dalla consapevolezza che salvare una vita – per chi si trova nelle condizioni psicofisiche per poterlo fare – sia molto più semplice di quanto comunemente si pensi».

L’ADMO Sicilia ha come obiettivo quello di sensibilizzare e informare la popolazione sull’importanza della donazione del midollo osseo. Con sede presso l’Azienda Ospedaliera “V. Cervello” di Palermo, l’Associazione è attiva in tutto il territorio regionale, con sezioni a Palermo, Catania, Messina, Milazzo e in molte altre città.

«Grazie al lavoro dei volontari, sono stati reclutati oltre 10.000 donatori tipizzati, ovvero persone di cui è stato acquisito il genoma HLA, pronte a donare il proprio midollo osseo in caso di compatibilità con un malato, ovunque nel mondo», testimonia Giorgio Maugeri, Presidente di ADMO Sicilia.

L’attività di reclutamento è particolarmente intensa nelle scuole superiori e nelle università, dove si trovano i giovani tra i 18 e i 35 anni: l’età ideale per diventare donatori. L’Associazione promuove anche campagne di sensibilizzazione come “Match It Now”, organizzata in occasione del World Marrow Donor Day, e si finanzia con il “5 x 1000” e con iniziative benefiche durante le festività.

Chi è interessato a diventare donatore o a conoscere meglio questa realtà, può visitare il sito di ADMO o partecipare ai loro eventi sul territorio.

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