DILLO A MILAZZO 24. Pubblichiamo la lettera di un padre che racconta il percorso affrontato per curare il figlio, un ragazzo con un deficit cognitivo dalla nascita: dalle prime cure all’ospedale di Milazzo alle visite private a pagamento, fino all’intervento risolutivo all’IRCCS Bonino Pulejo di Messina. Una testimonianza che diventa un invito a chi si trova in situazioni simili: chiedere sempre un secondo parere.
Gentile redazione, Questa mia non è una lettera di ringraziamento, ma di denuncia. Sono il padre di un ragazzo con un deficit cognitivo dalla nascita il quale all’improvviso ha iniziato a urinare sangue, senza alcuna motivazione e per la quale ci siamo rivolti all’ospedale di Milazzo ove sono stati eseguiti gli accertamenti e visto i risultati per sospetto tumore alla vescica, ci hanno indicato una valutazione urologica urgente. Ci siamo quindi rivolti a un urologo, che lo ha visitato più volte nell’arco di pochi giorni: millecinquecento euro tra visite, ecografie e cistoscopia. Poi, per il posizionamento del catetere, un’ulteriore voce in fattura: dieci euro. Quando si dice non lasciare nulla al caso, nemmeno il centesimo.
Nei giorni successivi si è formato in vescica un coagulo di 8 x 9 cm. Non lo dico io: lo scrive la lettera di dimissione.
Davanti a quei sintomi ci siamo rivolti al policlinico universitario, dove ci hanno consigliato di tornare dallo specialista che aveva messo il catetere e lo stesso ha confermato che il caso era urgente e ci ha prospettato la soluzione: un intervento da parte di un suo collaboratore, a pagamento. Curioso, visto che lavorano nello stesso ospedale. Un’urgenza con tariffario: non l’avevo mai vista.
Io, padre di un ragazzo fragile, cercavo una mano. Ho trovato un preventivo. Altro che empatia: in quello studio la sofferenza di mio figlio era una voce di bilancio.
Poi siamo arrivati dal Dottor Iannello, primario di Urologia dell’IRCCS Bonino Pulejo, il quale ha capito subito la gravità e in dodici ore ha operato e risolto tutto. Mio figlio è passato dai dolori e dalla cantilena “brucia, brucia” a guardare la tv tranquillo, senza catetere. Visto il ritardo mentale e la fragilità di mio figlio, ci ha permesso di restare in stanza, io e mia moglie, alternandoci 24 ore su 24. Nessun collaboratore da pagare, nessun giro di parole: solo competenza, umanità e attenzione. La differenza l’abbiamo sentita tutta, e per fortuna non compariva in fattura.
A chi si trova in una situazione simile dico: la paura è una pessima consigliera e, a volte, anche un ottimo affare per qualcuno.
Non faccio nomi: i lupi, nelle favole, non ne hanno bisogno. Io riporto solo ciò che c’è scritto in fattura, nei referti di pronto soccorso dei vari ospedali e nella lettera di dimissione. Ognuno tragga le sue conclusioni.
Chiedete un secondo parere. Prima, non dopo.
Cordiali saluti,

